La storia del Palazzo Acciaioli del Gran Siniscalco, l’attuale Hotel Torre Guelfa
Il casato degli Acciaioli, originario di Brescia, prende il proprio nome dall’attività del capostipite, Guigliarello, commerciante di acciaio. Il mercante bresciano trovò rifugio a Firenze nel 1160, dopo essere fuggito dalla sua città minacciata da Federico Barbarossa. Guigliarello comprò alcune case nella città toscana, in Borgo Santi Apostoli appunto, e nelle campagne vicine.
L’attività della famiglia, col passare del tempo, si concentrò sul commercio di stoffe preziose e nel settore finanziario, procurando agli Acciaioli ingenti fortune.
Un esponente di spicco della famiglia,
Niccolò (1310-1365), si distinse anche
per la sua abilità politica, riuscendo ad ottenere le più alte cariche del
Regno
di Napoli; divenne così Gran Siniscalco, Primo Ministro e Connestabile. Da Niccolò
Acciaioli discesero i Conti di Melfi, conquistatori in Oriente e i

n Grecia.
Al suo ritorno a Firenze, era una delle persone più ricche e potenti della città.
Come segno della sua magnificenza volle erigere un proprio palazzo con torre,
a fronte delle abitazioni già in suo possesso e nel luogo dove avevano avuto casa
i Buondelmonti.
L’imponente palazzo in rustico bugnato di pietra forte, presenta un aspetto molto
severo, proprio delle fortezze urbane fra cui possiamo annoverare, ad esempio,
il Bargello.
Il
Palazzo Acciaioli si eleva su tre piani – con un mezzanino al primo – suddivisi
in facciata da lievi cornici.
A destra, rispetto all’ingresso esterno, è posta la duecentesca Torre che, come
ricorda una targa marmorea sulla facciata, fu eretta dai Buondelmonti. Era infatti
usuale che le nobili famiglie fiorentine erigessero alte torri vicino alla propria
dimora.
Nel XIII secolo la Torre venne inglobata nella nuova costruzione per essere utilizzata
a complemento degli ambienti del palazzo, facendo corpo col nuovo edificio. È
una delle poche costruzioni del genere rimaste a Firenze, infatti molte torri
andarono perdute in seguito alle distruzioni susseguitesi nel corso dei secoli
e che culminarono con il bombardamento della città durante l’ultimo conflitto
mondiale.
Ritroviamo ancora sulla facciata del palazzo i “ferri” originari, caratteristici
dei palazzi fiorentini, come i porta-torce, i porta-stendardi, gli anelli per
legare le briglie dei cavalli e gli arpioni “a erre” o “a cicogna” per le pertiche
di legno ove stendere i panni o i preziosi drappi con cui ornare esternamente
il palazzo durante le feste cittadine.
Alla sua morte Niccolò Acciaioli destinò l’intero palazzo alla
Certosa del Galluzzo
(di cui era stato fondatore), ed è per questo motivo che il portone d’ingresso
è sormontato da una targa in pietra ove è scolpito lo stemma della Certosa unito
a quello della famiglia Acciaioli.
Così dal XIV secolo al 1806 il palazzo di Borgo Santi Apostoli fece parte dei
possessi dei frati certosini, ai quali venne però sottratto a seguito delle invasioni
napoleoniche.
Dopo vari passaggi di proprietà venne in possesso della famiglia Pettini, che
lo restaurò nel 1864, e dei Pettini Burresi, che provvidero ad un secondo restauro
nel 1920.
Nel vestibolo d’ingresso del palazzo, sulla destra, è posta una targa marmorea
del XIX secolo che riporta inciso, entro uno scudo, lo stemma Acciaioli, e che
sintetizza la storia dell’edificio fino al 1864. Il Museo del Bargello conserva
un prezioso lavabo con gli Stemmi Acciaioli e Federighi che si trovava in una
delle sale del palazzo, scolpito probabilmente in occasione del matrimonio di
Lorenzo di Donato Acciaioli (1472-1544) con Angela Federighi.
A tale proposito è curioso ricordare la leggenda che narra, come, in alcune stanze
del palazzo, si aggirassero le anime felici della giovane Angela e del suo sposo
Lorenzo incapaci di sottrarsi alla tentazione di ritrovare i luoghi dove avevano
trascorso i giorni più belli di una spensierata giovinezza.
Fantasie…